Test Jimmy Matrix M9 Pro: il purificatore d’acqua che diventa una vera e propria stazione per bevande

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Qualche mese fa ho testato l’Hydrofast C300, un apparecchio che mi aveva conquistato perché riuniva diverse funzioni in un’unica macchina: purificazione tramite osmosi inversa, acqua calda, acqua fredda e persino acqua frizzante. Da allora non ha più lasciato la cucina e faccio fatica a immaginare di tornare a una semplice caraffa filtrante.

Jimmy affronta però la questione in modo diverso con la sua gamma Matrix. Al centro troviamo il Jimmy Matrix M9 Pro, un purificatore a osmosi inversa che eroga acqua a temperatura ambiente o calda. Fin qui niente di nuovo. L’idea vincente è che il sistema sia modulare: grazie alla tecnologia AquaLink, al M9 Pro si può collegare un Matrix S9 per avere acqua fredda e frizzante, oppure un Matrix I9 che produce cubetti di ghiaccio e ghiaccio tritato.

Si può quindi iniziare con un semplice purificatore e ampliarlo poco alla volta fino a ottenere una stazione per bevande. Ho vissuto per diverse settimane con tutti e tre i moduli in casa. Resta da capire se l’idea funziona in cucina altrettanto bene che sulla carta.

Jimmy Matrix: un purificatore che può evolversi

È questo l’aspetto che distingue maggiormente il M9 Pro dai suoi concorrenti, quindi vale la pena soffermarcisi un momento.

Il M9 Pro è il cuore del sistema. Si versa l’acqua del rubinetto, la filtra tramite osmosi inversa, la rimineralizza e poi la eroga a temperatura ambiente oppure la riscalda al momento. Da solo, funziona molto bene.

Il Matrix S9 si aggancia sul lato sinistro. Preleva direttamente l’acqua purificata dal M9 Pro, la raffredda a una temperatura compresa tra 10 e 15 °C e può anche renderla frizzante.

Anche il Matrix I9 utilizza l’acqua purificata dal M9 Pro, ma per erogare acqua fredda, cubetti di ghiaccio e ghiaccio tritato.

Il vantaggio è evidente: si pagano solo le funzioni che si usano. Se bevete soprattutto acqua naturale e tè, il M9 Pro è sufficiente. Gli amanti dell’acqua frizzante sceglieranno il S9, mentre chi ama cocktail, caffè freddi o smoothie potrà aggiungere anche il I9.

Unboxing e presentazione del Matrix M9 Pro

Il M9 Pro somiglia più a una moderna macchina da caffè automatica che a un apparecchio per il trattamento dell’acqua. Meglio così, visto che resterà stabilmente sul piano di lavoro.

Misura 278 x 310 x 366 mm e pesa 7,5 kg: dimensioni ancora compatte considerando tutto ciò che contiene.

Sul davanti si trovano l’erogatore dell’acqua e la relativa illuminazione. La parte superiore ospita un ampio touchscreen che permette di scegliere la temperatura e la quantità d’acqua e di controllare lo stato della filtrazione.

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Il serbatoio principale da 5 litri si trova sul lato. Può sembrare un dettaglio da poco, ma nell’uso quotidiano fa la differenza. Con un serbatoio sul retro, bisogna spostare l’intera macchina per estrarlo, soprattutto quando è incastrata sotto i pensili. Qui basta tirarlo verso di me e il gioco è fatto.

All’interno, un serbatoio tampone da un litro conserva acqua già purificata. L’osmosi inversa richiede tempo e questa riserva permette di avere subito una buona portata. Quando si svuota, la macchina continua a filtrare, ma la portata diminuisce.

Soprattutto, dall’apparecchio non esce alcun tubo. Si riempie il serbatoio, si collega la spina e il gioco è fatto. Non bisogna forare il lavello, modificare l’impianto idraulico né predisporre uno scarico. Per chi è in affitto, per un ufficio o per chi non ha alcuna voglia di armeggiare con i raccordi sotto il lavello, è una bella comodità.

La prima messa in funzione non va assolutamente fatta in fretta

Le tre cartucce sono già installate: il filtro composito M2S, la membrana a osmosi inversa RO-2.0S e il filtro di rimineralizzazione Q2S. Viene quindi spontaneo riempire il serbatoio e versarsi subito un bicchiere.

Sarebbe un errore. Al primo avvio bisogna eseguire diversi cicli di risciacquo, e ci tengo a sottolinearlo perché il primo bicchiere può fare paura: l’acqua esce quasi bianca. È successo anche a me. Non c’è nulla di cui preoccuparsi: si tratta soprattutto di microbolle dovute all’aria ancora presente nelle cartucce nuove.

La procedura è questa: riempire il serbatoio al massimo, mettere un recipiente capiente sotto l’erogatore e avviare il risciacquo tenendo premuto per qualche secondo il tasto corrispondente. La spia diventa verde.

Ho eseguito tre cicli completi, dopodiché l’acqua era perfettamente limpida. Ho anche erogato acqua a 98 °C per risciacquare il circuito dell’acqua calda. Ricordatevi di ripetere la procedura dopo ogni sostituzione delle cartucce.

Sette fasi di filtrazione con osmosi inversa

Passiamo all’aspetto più importante: la qualità dell’acqua.

Jimmy dichiara una filtrazione in sette fasi, suddivise tra tre cartucce.

Il filtro composito M2S si occupa della prima fase. Trattiene sedimenti, particelle e ruggine, oltre a una parte delle sostanze responsabili dei cattivi odori e del sapore di cloro.

La membrana RO-2.0S si occupa poi dell’osmosi inversa e riduce drasticamente la quantità di sostanze disciolte.

Jimmy parla di una rimozione dal 99,9 al 99,99% per alcune delle sostanze testate, tra cui metalli pesanti, PFAS e cloro. Come sempre con questo tipo di percentuali, non bisogna interpretarle come «il 99,99% di tutto, indipendentemente dall’acqua». Il risultato dipende dal contaminante, dall’acqua di partenza e dallo stato dei filtri. In ogni caso, siamo su un altro livello rispetto a una caraffa filtrante.

Lo svantaggio dell’osmosi inversa è che rimuove anche gran parte dei minerali. L’acqua passa quindi nella cartuccia Q2S, che provvede alla rimineralizzazione alcalina. Mi piace molto questo approccio: si mantiene l’efficacia dell’osmosi senza bere un’acqua completamente «piatta» al palato (che, tra l’altro, non è molto gradevole).

Il TDS mostra subito l’effetto della filtrazione

Lo schermo mostra contemporaneamente il TDS dell’acqua non trattata e quello dell’acqua purificata.

Il TDS (Total Dissolved Solids) misura la quantità complessiva di sostanze disciolte conduttive presenti nell’acqua. Non è un’analisi sanitaria: un TDS basso non garantisce da solo un’acqua priva di contaminanti e un TDS elevato non significa che l’acqua sia pericolosa. Per vedere una membrana a osmosi in azione, però, è molto indicativo.

Dopo la filtrazione, la riduzione è spettacolare. Durante le mie prove, il TDS in uscita dall’osmosi è sceso a pochi ppm, prima che la rimineralizzazione facesse il suo lavoro.

La differenza si sente anche nel sapore. L’acqua è molto neutra, senza retrogusto di cloro. La uso anche nella macchina del caffè: meno calcare e sostanze disciolte significano anche meno depositi negli apparecchi. Lo stesso vale per il bollitore… peccato che con il M9 Pro non serva più a molto.

Protezione UV-C per il serbatoio dell’acqua purificata

I purificatori che conservano l’acqua pulita hanno un punto debole: una volta filtrata, l’acqua può rimanere per diverse ore nel serbatoio.

Jimmy ha quindi aggiunto una lampada UV-C per limitare la proliferazione microbica e le contaminazioni secondarie all’interno del serbatoio. È una precauzione utile, ma non sostituisce la pulizia. I raggi UV non rendono il serbatoio autopulente: bisogna comunque sciacquarlo regolarmente.

Un rapporto di 3:1 che limita lo spreco d’acqua

L’osmosi inversa ha un rovescio della medaglia: produce inevitabilmente acqua di scarto.

Per il M9 Pro, Jimmy dichiara un rapporto di 3:1, ovvero circa un litro di acqua concentrata ogni tre litri di acqua purificata. È un buon risultato per un impianto a osmosi domestico.

Quest’acqua non va necessariamente buttata nel lavello. La uso per le pulizie o per annaffiare le piante che tollerano un’acqua con una maggiore concentrazione di minerali.

Il serbatoio richiede un piccolo accorgimento. Quando raggiunge il livello minimo, svuoto l’acqua concentrata rimasta, sciacquo rapidamente il serbatoio e lo riempio con acqua fresca. È meglio fare così invece di rabboccarlo continuamente, altrimenti i minerali si concentrano sempre di più nell’acqua rimasta. Ci si accorge subito anche dai valori: il TDS dell’acqua di partenza può superare i 400-500 ppm.

Acqua calda in tre secondi: il bollitore può finire nell’armadio

Dopo la filtrazione, è la funzione che uso di più.

Il M9 Pro riscalda l’acqua al momento, in tre secondi secondo Jimmy. Sullo schermo si sceglie la temperatura (ambiente, 45, 55, 65, 75, 85 o 98 °C), poi il volume (60, 150, 240 o 450 ml) e si avvia l’erogazione. Pochi secondi dopo, l’acqua esce alla temperatura desiderata.

È perfetto per tè e tisane, ma torna utile anche per tantissime preparazioni in cucina. Non serve più scaldare 500 ml nel bollitore quando ne bastano 150.

La precisione mi ha piacevolmente sorpreso. Impostando 75 °C, ho misurato 75-76 °C. A 98 °C, l’acqua nel recipiente si aggira piuttosto intorno ai 94 °C, a seconda delle condizioni: è del tutto normale.

Il LED dell’erogatore cambia colore a seconda della temperatura e diventa rosso per l’acqua molto calda, così si capisce subito cosa sta uscendo. In casa con dei bambini, apprezzo anche il blocco di sicurezza.

Matrix S9: spazio all’acqua fredda

Con il S9 si comincia a capire cosa offre AquaLink.

Il S9 misura 198 x 310 x 402 mm e pesa 3,33 kg. Non funziona da solo: deve essere collegato al M9 Pro.

L’installazione richiede pochi minuti. Si rimuove il coperchio del connettore AquaLink sul lato del M9 Pro, si accosta il S9 e i due apparecchi sono collegati, sia per l’alimentazione elettrica sia per l’acqua.

Nessun tubo aggiuntivo e nessun secondo serbatoio da riempire.

Il S9 conserva una riserva di 0,75 litri di acqua purificata, mantenuta tra 10 e 15 °C. Al primo avvio impiega una buona mezz’ora per raffreddarla, dopodiché mantiene autonomamente la riserva al fresco.

Quest’estate, inutile dire che il suo pulsante è stato molto gettonato in casa!

Un limite da tenere presente: 750 ml sono una riserva, non una fonte infinita di acqua fredda. Dopo aver servito diversi bicchieroni di seguito, la temperatura sale e bisogna lasciare al modulo il tempo di raffreddare di nuovo l’acqua. In due o tre non ci si accorge della differenza. Per una tavolata numerosa, meglio organizzarsi in anticipo.

E una SodaStream in meno sul piano di lavoro

Il S9 sa anche gasare l’acqua.

Utilizza bombole di CO₂ standard con attacco a vite. È un ottimo aspetto: non si dipende da un consumabile proprietario che potrebbe diventare introvabile sei mesi dopo.

La bombola di CO₂ non è inclusa. Jimmy dichiara fino a 60 litri di acqua frizzante per bombola, una quantità che ovviamente dipende da quanto gas viene iniettato ogni volta.

Con il S9 vengono fornite due bottiglie riutilizzabili da 500 ml. Si riempiono di acqua fresca direttamente dal modulo, senza superare il livello massimo indicato, e poi si fissano al sistema di gasatura. Basta premere una volta per iniettare la CO₂; per ottenere più bollicine, si preme una seconda volta. Così ognuno può regolare il livello di frizzantezza secondo i propri gusti.

Il risultato è convincente. Si raggiunge senza difficoltà il livello di una SodaStream, con in più acqua già purificata e raffreddata; inoltre, la CO₂ si scioglie meglio proprio nell’acqua fredda.

Una precauzione: non aggiungete mai lo sciroppo prima di gasare. Si gasa solo l’acqua, poi si aggiungono sciroppo, succo o aroma. Altrimenti potreste scoprire un nuovo modo di ridipingere la cucina ;-)

Il piccolo difetto del S9: si sente

Il raffreddamento, però, non è silenzioso. Di tanto in tanto il S9 si riavvia per mantenere la riserva tra 10 e 15 °C. In una cucina chiusa non dà fastidio. In una cucina aperta sul soggiorno, invece, si nota di più. Non è sempre in funzione e alla fine ci si abitua, ma preferisco segnalarlo.

Un altro limite: se vi piace l’acqua quasi ghiacciata, a 4 o 5 °C, il S9 non arriva a tanto. Tra 10 e 15 °C l’acqua è piacevolmente fresca, ma non è fredda come una bottiglia appena tolta dal fondo del frigorifero.

Matrix I9: e ora, il ghiaccio

Il terzo modulo è il più sorprendente della famiglia.

Il I9 misura 210 x 310 x 364 mm e pesa 8,4 kg. Come il S9, dipende dal M9 Pro e non si può usare da solo. Trasforma l’acqua in ghiaccio: classici cubetti trasparenti, ma anche ghiaccio tritato tipo «snowflake», grazie a un tritaghiaccio elettrico rimovibile.

Poiché i cubetti sono prodotti con acqua passata attraverso l’osmosi inversa, non assorbono l’odore né il sapore del congelatore e sono decisamente più limpidi alla vista.

Il modulo ha anche un serbatoio autonomo da 0,5 litri di acqua fresca. Lo si può quindi usare come erogatore di acqua fredda, senza produrre ghiaccio.

Cubetti di ghiaccio direttamente nel bicchiere

Ciò che cambia davvero l’esperienza d’uso è l’erogazione automatica. Non bisogna frugare in un contenitore con una paletta: basta mettere il bicchiere sotto l’erogatore e la macchina vi fa cadere i cubetti. È più pratico e più igienico, perché nessuno infila le dita nella riserva comune.

Per un whisky o un cocktail, i cubetti classici vanno benissimo. Sono abbastanza trasparenti e si sciolgono lentamente.

Per smoothie, caffè shakerati, granite o alcuni cocktail, il tritaghiaccio produce ghiaccio tritato all’istante.

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Devo ammettere che è il genere di funzione che si prende in giro prima di averla… e che poi si usa molto più spesso del previsto. D’estate, un caffè freddo con ghiaccio tritato si prepara in pochi secondi.

Non aspettatevi però che riesca a rifornire un bar per una festa di cinquanta persone. Tiene in riserva circa 40-50 g di ghiaccio alla volta e deve rifornirsi regolarmente. Per produrre una nuova serie di 8 cubetti ci vogliono circa 8 minuti. Per una famiglia e qualche ospite è più che comodo.

E quando trita il ghiaccio, fa rumore. Rompere i cubetti con un motore non è un’operazione silenziosa.

Nell’uso quotidiano, il sistema Matrix cambia le abitudini

È con l’uso che se ne capisce il valore.

Nessuna di queste funzioni è di per sé una novità. Una caraffa filtra l’acqua, un bollitore la scalda, il frigorifero la raffredda, una SodaStream la rende frizzante e il congelatore produce i cubetti di ghiaccio. Ma bisogna destreggiarsi tra quattro o cinque apparecchi. Con la gamma Matrix, tutto parte dallo stesso serbatoio e dalla stessa acqua purificata.

Al mattino erogo 240 ml a 85 °C per una tisana. Durante la giornata, i bambini si prendono un bicchiere d’acqua fresca. La sera, una bottiglia passa sul S9 per ottenere acqua frizzante e, all’aperitivo, il I9 riempie i bicchieri di cubetti o ghiaccio tritato. Dopo qualche giorno, l’insieme è diventato la nostra piccola stazione per le bevande di famiglia.

Ho anche ritrovato ciò che avevo notato con l’Hydrofast: quando si ha subito a disposizione dell’acqua buona, fresca o frizzante, se ne beve di più. E le confezioni d’acqua del supermercato perdono rapidamente il loro fascino.

Manutenzione e prezzo dei filtri

Un sistema a osmosi non si compra per poi dimenticarsene per dieci anni, a differenza del Berkey che abbiamo recensito qui.

Jimmy indica una durata di circa 12 mesi per il filtro composito M2S e il filtro di rimineralizzazione Q2S, e di circa 24 mesi per la membrana RO-2.0S. Sono valori indicativi: una famiglia che beve molta acqua e ha acqua di rete molto ricca di sostanze consumerà più rapidamente le cartucce. Lo schermo ne indica lo stato, così è possibile prevedere quando sostituirle.

La sostituzione è semplice: le cartucce si trovano sotto il coperchio superiore e si estraggono in pochi secondi.

Per la manutenzione quotidiana basta soprattutto sciacquare il serbatoio da 5 litri e la vaschetta di raccolta. Jimmy fornisce anche bustine per decalcificare e pulire il serbatoio di tanto in tanto.

Il S9 non richiede molto altro: lavare le bottiglie e sostituire la bombola di CO₂. Il I9 richiede più attenzione per le parti a contatto con il ghiaccio, ma il tritaghiaccio si smonta, facilitando notevolmente la pulizia.

I consumi elettrici vanno contestualizzati

La scheda tecnica del M9 Pro indica una potenza massima di 2200 W. Il valore impressiona, ma corrisponde al riscaldamento istantaneo: la macchina non consuma 2200 W in continuazione. Anzi, è proprio il vantaggio di questo sistema: invece di mantenere sempre caldi diversi litri d’acqua, riscalda solo la quantità richiesta.

Il S9 ha una potenza nominale di 100 W e il I9 di 150 W. Questi due moduli funzionano a intermittenza per produrre acqua fredda o ghiaccio. Il consumo complessivo dipenderà quindi molto dall’uso che ne farete.

Il rovescio della medaglia: l’ingombro

L’idea di un sistema che evita di accumulare elettrodomestici è allettante, ma è bene essere sinceri sulle dimensioni.

Il solo M9 Pro ha dimensioni ragionevoli, con i suoi 27,8 cm di larghezza. Con il S9 si arriva a circa 48 cm. Aggiungendo il I9, l’insieme occupa decisamente più spazio. Prima di ordinare la configurazione completa, prendete il metro.

Un altro punto importante da notare: i due moduli non possono essere collegati contemporaneamente. Bisogna scegliere tra il I9 e il S9. È un po’ un peccato, ed è la mia principale critica. Nell’uso, io ho quindi scelto personalmente il I9, che eroga acqua fredda e produce cubetti di ghiaccio, che si possono poi tritare se lo si desidera. Il S9 può così rimanere accanto, per la funzione di acqua frizzante, che è autonoma. In questo caso, però, il S9 non potrà erogare acqua fredda, perché non è collegato al M9.

Dall’altra parte della bilancia, bisogna considerare ciò che si elimina. A casa mia il bollitore e la macchina per l’acqua frizzante non si usano più, non devo più tenere bottiglie d’acqua in frigorifero e ho cubetti di ghiaccio pronti in pochi minuti per l’aperitivo, anche in caso di visite inaspettate di amici :) Tutto dipende dall’organizzazione della vostra cucina.

Jimmy Matrix M9 Pro o Hydrofast C300?

Avendoli usati entrambi, non potevo evitare il confronto. Eppure si basano su filosofie diverse.

L’Hydrofast C300 è un dispositivo tutto-in-uno. Per circa 600 €, riunisce in un unico blocco l’osmosi inversa, i raggi UV e l’erogazione di acqua calda, fredda e frizzante. Ha un serbatoio per l’acqua non trattata da 5 litri e una riserva di acqua purificata da 1,5 litri. Durante il mio test, l’acqua è passata da 248 ppm a 26 ppm dopo la filtrazione. Il compressore eroga acqua davvero fredda, tra 8 e 10 °C secondo le mie misurazioni.

Il Jimmy M9 Pro punta sulla modularità. A 399 € costa meno da solo ed è più che sufficiente se non avete bisogno di acqua fredda o frizzante. È anche molto più compatto: 278 x 310 x 366 mm e 7,5 kg, contro i 450 x 270 x 445 mm e quasi 13 kg dell’Hydrofast.

Con il S9, il prezzo sale a 598 € e si ritrovano più o meno le stesse funzioni del C300: acqua trattata a osmosi, rimineralizzata, calda, fredda e frizzante. A quel punto la scelta si fa più difficile.

L’Hydrofast mantiene il vantaggio dell’integrazione: un solo apparecchio, una riserva di acqua pura più capiente (1,5 litri) e una temperatura dell’acqua fredda più bassa. Se sapete fin dall’inizio di volere tutte queste funzioni, è molto pratico da usare. Mi piace molto anche la caraffa integrata dell’Hydrofast, che si può portare in tavola durante i pasti.

Il Jimmy, invece, può evolversi. Si comincia con il M9 Pro, poi si aggiunge il S9 sei mesi dopo o, eventualmente, il I9. Anche il serbatoio laterale è più pratico di quello posteriore del C300 quando l’apparecchio è installato sotto i pensili.

Con il I9, Jimmy si spinge chiaramente oltre: il C300 non produce né cubetti di ghiaccio né ghiaccio tritato. Ma tutto questo ha un prezzo. Il pacchetto M9 Pro + S9 + I9 costa 947 € al prezzo ufficiale. A quella cifra si parla più di una stazione completa per bevande che di un purificatore d’acqua.

In sintesi, il C300 è probabilmente la scelta più razionale se volete avere subito acqua calda, fredda e frizzante in un solo apparecchio. La gamma Matrix è più adatta a chi vuole ampliare la propria installazione nel tempo e, soprattutto, arrivare ad avere anche il ghiaccio.

Allora, il Jimmy Matrix M9 Pro merita un posto in cucina?

Dopo diverse settimane, ciò che mi resta più impresso è il concetto AquaLink.

Da solo, il M9 Pro è già un ottimo purificatore da banco. Non richiede installazione, ha un pratico serbatoio laterale, un’efficace osmosi inversa e una rimineralizzazione che evita la sensazione di bere un’acqua «vuota». Il riscaldamento istantaneo diventa presto un’abitudine: una volta che ci si è abituati a chiedere 150 ml a 85 °C, tirare fuori il bollitore sembra una cosa d’altri tempi.

A mio parere, il S9 è il complemento più utile. L’acqua fredda serve tutti i giorni e preparare acqua frizzante con acqua già trattata a osmosi è molto piacevole.

Il I9 è più uno sfizio. In realtà, nessuno ha davvero bisogno di una macchina che eroghi cubetti di ghiaccio e ghiaccio tritato in cucina. Ma se vi piacciono i cocktail, gli smoothie, i caffè freddi o ricevete spesso ospiti, la comodità è reale.

Restano il costo complessivo e lo spazio che occupa: tre moduli affiancati si prendono una bella porzione del piano di lavoro. Ma non c’è alcun obbligo di prenderli tutti e tre, ed è questo l’aspetto che trovo più riuscito di questa gamma. Si acquista prima un buon sistema a osmosi da banco e poi si decide fin dove arrivare.

Per quanto mi riguarda, dopo l’acqua calda in tre secondi, l’acqua frizzante già fredda e i cubetti di ghiaccio che cadono direttamente nel bicchiere, tornare alle confezioni d’acqua, al bollitore e alle vaschette per il ghiaccio non è più nemmeno un’opzione.

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