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La versione 2026.2 di Home Assistant è disponibile da alcuni giorni, e ha un piccolo sapore di “abbiamo ordinato la casa e all’improvviso tutto sembra più semplice”. Non perché Home Assistant diventi basilare (non è nel suo stile), ma perché il team continua a rimuovere le asperità che bloccano soprattutto… quando si vuole andare veloce. Questo aggiornamento ruota attorno a cinque progetti molto concreti: la nuova Vista d’insieme (il dashboard “Home” diventa la norma), la ricerca veloce in stile palette di comandi, le automazioni che parlano più umano, gli add-on rinominati “App” e un progetto più ambizioso di quanto sembri: un database aperto dei dispositivi.
La Vista d’insieme diventa il dashboard predefinito
Il cambiamento più visibile è che il “Home Dashboard” diventa ufficialmente “Overview” e si impone come vista predefinita sulle nuove installazioni. Se sei un utente di lunga data e non hai mai realmente toccato la vista predefinita, Home Assistant ti proporrà di passare. Se hai già un Lovelace personalizzato fatto bene, nulla è rotto: rimani padrone a bordo e puoi anche ricreare un dashboard “Overview (legacy)” se ti piace l’approccio precedente.

Nella pratica, questa Vista d’insieme “di nuova generazione” gioca la carta del dashboard dinamico: si adatta allo schermo, raggruppa meglio le informazioni e spinge soprattutto l’organizzazione per stanze (Areas) e per categorie. Concretamente, significa meno tempo a allineare le schede e più tempo a gestire la casa.
Un dettaglio che cambia la vita quando si aggiungono dispositivi: appare una scheda “Discovered devices” nella sezione “For You”. Mostra i dispositivi rilevati e ti permette di aggiungerli subito o di saltare direttamente alla loro gestione, senza frugare nei menu.

E come una casa connessa, non è solo “entità”, Home Assistant insiste ancora sull’ordinamento. Un’area dedicata recupera ciò che non è assegnato a una stanza, poi l’interfaccia ti “spinge” gentilmente a classificare i dispositivi nel posto giusto. L’obiettivo è chiaro: mantenere un’istanza pulita anche quando si aggiungono sensori a bizzeffe (sì, conosciamo tutti questa pendenza scivolosa).

Piccole modifiche all’interfaccia: temi, aree, navigazione
Home Assistant continua il suo grande riordino visivo. La barra blu del tema predefinito scompare a favore di un rendering più coerente con la pagina Impostazioni, mettendo maggiormente in risalto le schede e i dati.
Un’altra modifica intelligente: i temi ora vengono gestiti a livello del profilo utente. In poche parole, ogni persona può applicare il proprio look (utile se uno vuole un tema molto leggibile su tablet murale e l’altro un tema più scuro su mobile).
Per quanto riguarda le aree (Areas), la modifica diventa più rapida: su alcune pagine, una scorciatoia dal pulsante di modifica permette di andare direttamente a modificare i sensori “principali” di una stanza, come la temperatura o l’umidità.
Ricerca rapida Ctrl/⌘+K: il “centro di comando” di Home Assistant
Se ti piace controllare con la tastiera, questa è probabilmente la novità più avvincente. La “quick bar” è stata totalmente ripensata e ora si chiama Quick search. L’idea: una sola ricerca per fare tutto, con filtri per categorie (navigazione, comandi, entità, dispositivi, aree). Scorciatoia universale: ⌘+K su macOS, Ctrl+K su Windows/Linux.

Non è solo una ricerca “per nomi”. Puoi cercare una stanza, un tipo di dispositivo, avviare un’azione, aprire uno schermo specifico… e tutto viene navigato con la tastiera (freccette, Invio, Esc). Nella presentazione ufficiale, il team insiste proprio su questo aspetto “memoria muscolare”: una volta preso il riflesso, puoi navigare nell’istanza senza toccare il mouse.
Buone notizie: le vecchie scorciatoie rimangono utili. I tasti “e”, “d”, “c” continuano a funzionare, ma aprono direttamente Quick search filtrata (entità, dispositivi, comandi). Quindi non stiamo distruggendo le tue abitudini, le modernizziamo.
Automazioni: attivatori e condizioni “che parlano la tua lingua”
Home Assistant continua a spingere le sue “purpand conditions”, disponibili tramite Home Assistant Labs. L’obiettivo è semplice: smettere di ragionare in “cambiamento di stato” ultra tecnico e scegliere blocchi che esprimono un’intenzione chiara.
Con l’aggiornamento 2026.2, arrivano nuovi attivatori, in particolare per i calendari (inizio/fine evento), le persone (arrivo a casa / uscita di casa) e gli aspirapolvere (ritorno alla base).
Esempio molto concreto: “Quando Elise lascia la casa, allora mettere il riscaldamento in eco” ed evitare di maneggiare manualmente stati home/not_home o attributi a volte oscuri”. Stessa idea con “quando l’aspirapolvere torna alla base, notificare la fine del ciclo”, o “quando inizia un evento del calendario, passare la casa in modalità presenza”.

La grande marcia di febbraio, sono soprattutto le condizioni “specifiche per scopo” che si estendono finalmente a molti ambiti. Possiamo ora esprimere “se la serratura è bloccata”, “se il riscaldamento è in modalità riscaldamento”, “se l’allarme è attivato”, “se una persona è a casa”, “se l’aspirapolvere è dockato”, “se il tosaerba sta tosando”, ecc., senza fare confronti di stati a mano.
Per gli installatori, è una piccola pepita: questi blocchi riducono gli errori logici e rendono le automazioni più facili da rileggere, quindi più facili da mantenere nel tempo.
Gli add-on diventano “App”
È un cambiamento di vocabolario… ma non solo. A partire dal 2026.2, gli add-on si chiamano App, con una spiegazione molto pratica: “add-on” e “integrazioni” somigliano troppo per un neofita, mentre “app”, tutti sanno cosa sia.

Home Assistant ricorda anche la differenza, ed è importante quando si assiste qualcuno (o un cliente): un’App è un’applicazione che gira accanto a Home Assistant (editor di codice, broker MQTT, Node-RED, ecc.), mentre un’integrazione è il connettore che collega Home Assistant a un dispositivo o un servizio.

L’interfaccia App è stata anche “sostituita sotto il cofano” per diventare più reattiva, pur rimanendo visivamente familiare.
Database dei dispositivi: il progetto discreto… ma potenzialmente enorme
Home Assistant mette anche in evidenza un progetto sostenuto dall’Open Home Foundation: una database aperto dei dispositivi, alimentato dalla comunità, a partire da dati reali (e anonimizzati) delle installazioni. Il team parla chiaramente di un “Wikipedia dei dispositivi domotici”, con l’idea di rispondere a domande molto pratiche prima dell’acquisto: questo prodotto espone davvero il sensore? Funziona localmente? Attraverso quali integrazioni e protocolli?

Concretamente, questo passerà attraverso Home Assistant Labs: puoi “opt-in” per condividere informazioni aggregate e anonimizzate sui tuoi dispositivi. Apparirà quindi una sezione “Device analytics”, e puoi persino visualizzare in anteprima ciò che viene inviato.
Al momento dell’annuncio, Home Assistant segnalava già oltre 10.000 dispositivi unici segnalati attraverso più di 260 integrazioni, il che dà un’idea dell’attrattiva del progetto. A lungo termine, l’ambizione è anche migliorare l’esperienza “plug & play”, con icone, unità e categorie preconfigurate migliori quando un dispositivo viene riconosciuto.
Nuova scheda “Distribuzione”: visualizzare le ripartizioni in un colpo d’occhio
Home Assistant introduce una nuova scheda per la dashboard: Distribution card. Mostra una distribuzione sotto forma di barra orizzontale proporzionale, con una legenda interattiva (nascondi/mostra un elemento, ricalcola le percentuali, clicca per aprire il dettaglio).

Su carta, non è “che un grafico”, ma ci sono usi molto domotici. Esempio energia: visualizzare la parte di consumo per le grandi voci (riscaldamento, ECS, ricarica VE, server/NAS, ecc.) o la distribuzione di potenza istantanea per fase se segui con attenzione la tua installazione.
Energia: finalmente più flessibile con alcuni sensori di potenza
Piccolo punto che farà piacere a chi lavora su contatori, pinze o integrazioni solari: il dashboard Energia accetta ora sensori di potenza in altri formati senza passare per un template sensor. Home Assistant indica specificamente la possibilità di utilizzare un solo sensore con polarità inversa per rete/batteria, o due sensori positivi separati per carica/scarica (import/export). Una modifica che ci semplificherà la vita!
Strumenti per sviluppatori spostati in Impostazioni (e una barra laterale che potrebbe evolvere)
Gli Strumenti per sviluppatori si spostano nella sezione Impostazioni. L’obiettivo dichiarato: raggruppare tutto ciò che riguarda “amministrazione / sistema” nello stesso luogo, e snellire l’interfaccia. Home Assistant riconosce che ciò richiede un periodo di adattamento e parla persino di una pista attesa da molti: una personalizzazione completa della barra laterale in futuro.

L’idea è anche di non “mettere sotto il naso” strumenti tecnici agli utenti non tecnici, rendendo al contempo l’accesso alle impostazioni più coerente.
Integrazioni: novità, miglioramenti e ancora più “tutto in UI”
Come ogni mese, ci sono le nuove integrazioni. Per quanto riguarda le novità messe in evidenza nell’annuncio ufficiale, troviamo ad esempio Cloudflare R2 (backup nel cloud, con un posizionamento interessante sui costi), ma anche integrazioni orientate all’energia, ventilazione, qualità dell’aria, video HDMI/AV, o ricarica VE locale a seconda dei casi.
Un altro punto molto “pratico”: diverse integrazioni diventano configurabili direttamente dall’interfaccia, senza YAML. Home Assistant cita specificamente Namecheap DynamicDNS, OpenEVSE, Proxmox VE e WaterFurnace. E sì, vedere Proxmox VE arrivare in configurazione UI è il genere di dettaglio che strappa un sorriso a tutti coloro che hanno una stack domotica “seria” a casa :D
Cosa ricordare
Se stai installando Home Assistant per la prima volta (o che stai accompagnando familiari, clienti, un progetto), il 2026.2 è una very good news: la Vista d’insieme predefinita, l’aiuto all’ordinamento dei dispositivi e la rinominazione Apps/Integrazioni riducono le incomprensioni fin da subito.
Se sei un utente avanzato, il duo vincente è Quick search e le automazioni “specifiche per scopo”. Il primo ti fa risparmiare tempo a ogni navigazione, il secondo ti fa risparmiare tempo a ogni scenario… e ti evita automatismi “fragili” basati su stati troppo basilari.
E se ti interessa la domotica in senso lato, tieni d’occhio il database dei dispositivi: è tipicamente il genere di fondazione che, una volta sufficientemente alimentata, cambia il modo di scegliere l’hardware (e di capire perché “da uno funziona, da un altro no”).





